La trasformazione delle strutture razionaliste del Moi, costruite nel 1933, sceglie di valorizzare le architetture di Umberto Cuzzi. Le più rilevanti trasformazioni riguardano la chiusura con vetrate dei volumi delle tettoie e l’apertura dello spazio degli ex mercati generali verso la città, rovesciando un sistema originariamente introverso. Si chiudono con grandi vetrate ad arco le cinque arcate centrali di ogni blocco, arretrando sul secondo asse e realizzando così un sistema di porticati che permette lo svolgimento di funzioni logistiche e di trasporto. Il recupero selettivo restaura le architetture migliori demolendo quelle di scarso valore o inutili. Le integrazioni sono realizzate con materiali nuovi: metallo, vetro, legno, ben distinti da quelli storici. Il recupero delle strutture è volto alla valorizzazione del cemento originale, con micro interventi puntuali di ripresa, spazzolature, e una leggera verniciatura protettiva semitrasparente. Unica concessione alla tecnologia contemporanea: la cosiddetta “vetrata plissé”, struttura autoportante ispirata all’idea di origami, che ha permesso di mantenere autonoma e in evidenza l’ardita struttura in cemento armato della tettoia centrale.